15 gennaio 2008 - 17:28
Fisco e affitti, una guerra tra poveri
Si riparla, in questi giorni, dell'introduzione di un'imposta forfaitaria del 20% sui canoni di locazione. E' da due Finanziarie che la faccenda viene proposta e ritirata. Lo scopo sarebbe quello di agevolare i piccoli proprietari e di farli uscire dalla fertile terra dei contratti in nero, dove sono stati spinti da un'Irpef che oscilla fra il 32 e il 36 per cento dell'affitto, cui si sommano le spese di manutenzione non deducibili. Insomma: dell'affitto resta la metà.
L'ostacolo è, appunto, il costo: si prevedono minori incassi erariali per 2 miliardi, (il che vuol dire, evidentemente, che un po' di tasse comunque vengono pagate), che potrebbero essere compensate proprio con l'emersione del nero. Cioè, tutti quelli che finora non hanno pagato dovrebbero ravvedersi, a fronte delle minori imposte, e mettersi a pagarle. Dato che al ministero dell'Economia nessuno è tanto naïf da pensare che questo avvenga spontaneamente, la contropartita è un'intensificazione dei controlli.
Ma verrebbe da fare un paio di domande al ministero: considerando che i contratti di locazione sono registrati e accessibili online e che ormai da anni sono state acquisiti da Sogei le intestazioni dei contratti di gas, elettricità e telefono, perché si pone ancora il problema dei controlli, che potrebbero semplicememte essere avviati con un click? Oppure le leggi degli anni scorsi sono rimaste lettera morta e se ne chiedono di nuove ed ennesime?
E ancora, come si pensa di far emergere gli affitti in nero se non si concede un bonus fiscale agli inquilini, creando un serio conflitto d'interessi? Lo sconto previsto nella Finanziaria 2008 è infatti di 150 euro per i redditi da 15 a 30mila euro: è un primo passo, ma chi ha un reddito del genere non paga certo affitti da capogiro, proprio quelli che più facilmente vengono sottratti all'Erario.
Ma la ragione dell'evasione va cercata soprattutto nel mercato: se un proprietario ha investito una somma ragguardevole, spesso tutti suoi risparmi, per comprare un alloggio da mettere a reddito, in una situazione di mercato che non esiterei a chiamare drogato, data la bassa qualità degli immobili nei centri medio-grandi, cercherà di ritrarne una buona redditività. Ebbene, anche se un bilocale costa 150mila euro e se ne vuole ricavare un 5% netto, nonostante un affitto da strozzinaggio di 650-800 euro (e stiamo parlando delle periferie!), è lapalissiano che il Fisco non entra nei conti.
Avere incentivato senza discrimine l'acquisto dell'abitazione principale, costringendo milioni di inquilini, dal 1978 a oggi, a diventare proprietari, è servito soprattutto a far lievitare i prezzi e a bloccare la mobilità dei cittadini. Che ora si pensi di agire sulla leva fiscale premendo solo sui proprietari, senza alleviare il peso dell'affitto per gli inquilini, vuol dire non avere compreso la complessità del problema del disagio abitativo.
